EPIDEMIOLOGIA
Il cancro dell'esofago è un tumore ad alta malignità. È molto diffuso in Francia
(22,5%) soprattutto nelle regioni settentrionali e in Italia (6,5%) nelle regioni della
Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli. Ha una elevata incidenza anche in Asia
(Cina settentrionale), Africa meridionale e orientale.
Gli uomini sembrano essere più colpiti rispetto alle donne in un rapporto molto elevato:
in Francia 20:1, in Asia sono quasi alla pari. Sembra privilegiata la razza negra. È una
malattia dell'età adulta: la fascia d'età più colpita è tra i 45 e gli 80 anni.
Come in tutti i tumori le cause sono varie e non tutte note.
Nei Paesi occidentali e soprattutto in Francia, i fattori maggiormente considerati
responsabili sono l'alcool e il tabacco.
Il rischio naturalmente aumenta se i vari fattori si sommano tra loro.
Nei Paesi asiatici sono invece presi in considerazione il tè (le foglie e radici del
croton flavus masticate e adoperate per fare il tè), l'oppio, le fibre di silice
provenienti dai grani o da particolari erbe contenute nella farina di miglio in Iran, e
ancora condimenti vegetali.
Un'alimentazione povera di proteine animali, vitamine A, C e B12, ferro e zinco sarebbe
una condizione aggravante l'azione cancerogena di tali fattori.
Da un punto di vista sperimentale, sembrano essere responsabili anche alcune sostanze
chimiche come le nitrosammine che si ritrovano nel latte cagliato dei Bantu e in alcune
birre africane, nell'acqua e nel terreno per alcune zone della Cina.
Questi dati confermano l'importante ruolo dell'alimentazione e dei fattori ad essa
associati, nel determinismo di questo tipo di malattia. Vanno tuttavia anche considerate
alcune situazioni, infiammazioni croniche o malattie degenerative, che possono costituire
il terreno favorevole su cui agiscono i fattori esaminati.
SINTOMATOLOGIA E DIAGNOSI
Come per quasi tutti i tumori, la presenza di segni clinici caratteristici è sempre
indicativa della fase avanzata della malattia.
L'accrescimento tumorale infatti è quasi sempre asintomatico: può essere di tipo
vegetante e quindi di tipo occludente o infiltrante nel tipo stenosante o nel tipo
ulcerato.
Per quanto riguarda le sedi, la percentuale maggiore spetta alle forme del 3º medio
dell'esofago (ca. il 50%), il 35% a quelle del 3º inferiore e il 15% a quelle del 3º
superiore. La sede del tumore non modifica la sopravvivenza del paziente.
La disfagia o meglio la presenza di una deglutizione difficoltosa o dolorosa è molto
spesso il primo segno caratteristico di un tumore esofageo avanzato.
Secondo alcuni rappresenterebbe più che un sintomo, una complicanza, determinando un
ostacolo meccanico e/o funzionale al transito del materiale alimentare.
Possono essere associate alterazioni motorie di tipo ipo o ipercinetico, rigurgito,
eruttazione con segni di esofagite e di alitosi.
Tutti questi sintomi sono espressione di una alterata motilità dovuta a cause funzionali
e meccaniche o riflesse, come per esempio la eccessiva salivazione (scialorrea) che è
spesso presente in questi pazienti.
La presenza di emorragie digestive con associati disturbi respiratori o perforazioni o
fistole fino allo stato cachettico identificano uno stadio molto avanzato della malattia
che dovremo augurarci non dover mai diagnosticare.
È difficile individuare dei segni minimi utili ad una diagnosi precoce: molto spesso
disturbi digestivi, pirosi e tante «etichettate gastriti» dovrebbero spingere chiunque,
e primi fra tutti i medici, a consigliare esami endoscopici e radiografici.
PREVENZIONE
Anche per il carcinoma dell'esofago non è ancora possibile individuare mezzi opportuni
per la prevenzione primaria in quanto non ne conosciamo le cause.
Se consideriamo il ruolo predominante dell'alcool e del tabacco, per i Paesi europei, e
l'ingestione di cibi caldi per quelli asiatici, e la masticazione delle foglie di betel,
per quelli africani, razionalmente potremmo affermare che adeguate strategie preventive
dovrebbero prevedere l'astensione per esempio dal fumo e dall'alcool o almeno una
riduzione o l'eliminazione di uno dei due fattori, il che comporterebbe una riduzione di
circa il 90% del rischio cancerogeno.
Questo tipo di tumore è molto diffuso tra gli strati più poveri della popolazione dove
è ipotizzabile il ruolo di una alimentazione povera di vitamine e altri elementi o
comunque di cattive abitudini alimentari.
Programmi di screening di tipo strumentale sono a tutt'oggi improponibili: ossia non è
ancora dimostrato che sottoporre ad esami periodici gruppi di popolazione a rischio (che
potrebbe riguardare la maggior parte degli individui adulti) possa migliorare la
sopravvivenza di queste forme tumorali, tuttavia sono consigliabili in presenza di
qualsiasi disturbo di tipo gastrico-digestivo esami endoscopici o radiografici.
Sono ancora in fase di studio la citologia abrasiva e molti altri procedimenti che
cercheranno di individuare gli agenti inizianti e promotori e soprattutto il ruolo
determinante della alimentazione.